Marcianietzsche, o come dal nulla si tiri fuori tutto.

Aversa, Gricignano-Teverola, Marcianise, Recale, Caserta.

La bellezza di prendere un treno regionale per arrivare da un capolinea all’altro è il fermarsi per pochi minuti in piccole stazioni di campagna, che di campagnolo han solo erbacce mezze morte e spesso altro non sono che spiazzi di marciapiedi tra due binari.

Non che sia qualcosa di davvero caratterizzante, e anzi il massimo del folklore locale che tu possa dire riguardo questi posti risiede in quelle 2-3 lettere grattate via dal cartello della destinazione che poi ogni fermata, raccolta mentalmente, diventa come parte di un cruciverba ancora da completare.
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Camaleonti su sfondo verde.

Una cosa che sto lentamente imparando grazie al blog è che lo scrivere in casa mi annoia.

…E giuro, non vi so davvero dire il perché.

Sarà che per quello che scrivo ho il costante bisogno di osservare, o per un bizzarro daimon greco che nel mio caso si palesa sotto le già citate forme di un anonimo cricetino nella sua ruota…non lo so.

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