Settevventi.

Conservo due biglietti, andata e ritorno, in bella vista sul mio comodino.

Son di quelli piccoli e bianchi, quelli che non fai alle stazioni centrali ma a quelle regionali o comunque periferiche, quelli che son così minuscoli che quando li vai a timbrare hai quasi paura che la macchinetta se li mangi.

O almeno a un fuorisede che prende quella leppa chilometrica di biglietto che è Roma Termini-Napoli Centrale così possono sembrare.

Tuttavia, non so perchè li conservo.

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Il punto zero.

Sono tornato.

E non fraintendetemi, non pretendo di dirlo così a caso e evitarmi la vostra seguente scarica di pomodori, scarpe, accette, rifiuti (LA GAG) e quanto voi riteniate opportuno lanciarmi addosso per un’assenza così prolungata.

Il fatto è che…sono tornato solo ora perchè effettivamente solo ora potevo tornare.

Perchè invero, miei cari vecchi amici ormai con la barba sfatta di 2-3 mesi e la puzza di muschio tutt’intorno, per quanto siano successe tante, tante, troppe di quelle cose di cui avrei potuto raccontarvi per spiegarvi come sempre il meaning of life, la mia voglia di prendere ciò che mi succede e convertirlo all’universale per le vostre menti assetate mancava, era completamente assente.

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