Marcianietzsche, o come dal nulla si tiri fuori tutto.

Aversa, Gricignano-Teverola, Marcianise, Recale, Caserta.

La bellezza di prendere un treno regionale per arrivare da un capolinea all’altro è il fermarsi per pochi minuti in piccole stazioni di campagna, che di campagnolo han solo erbacce mezze morte e spesso altro non sono che spiazzi di marciapiedi tra due binari.

Non che sia qualcosa di davvero caratterizzante, e anzi il massimo del folklore locale che tu possa dire riguardo questi posti risiede in quelle 2-3 lettere grattate via dal cartello della destinazione che poi ogni fermata, raccolta mentalmente, diventa come parte di un cruciverba ancora da completare.
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L’ estasi estiva che se stessi estranea.

Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.
Trentatré trentini entrarono a Trento, tutti e trentatré trotterellando.
Dietro quel palazzo c’è un povero cane pazzo; date un pezzo di pane a quel povero pazzo cane.

L’ estasi estiva che sè stessi estranea.

…Non suona poi benissimo per essere uno scioglilingua, no?

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