Stanzino.

Sarò franco con voi, come credo di esser sempre stato d’altronde.

Se c’è una cosa che odio, di quell’odio sottile che non è mai motivo di vanto ostentare, e che anzi mi stupirei se qualcuno isolasse l’argomento come materia di discorso fondamentale, sono le cosidette “domande ipotetiche a fini conoscitivi”.

“Ecchè sto quaqquaraqqua?”  Per dirla meglio, mi riferisco a tutti quegli intercalari iperbolici che ti mettono di fronte a immaginarie situazione al limite e attraverso la risposta che ad esse dai tracciano, al tuo interlocutore, una esile linea di ciò che è la tua persona, almeno in linea generale.

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