Marcianietzsche, o come dal nulla si tiri fuori tutto.

Aversa, Gricignano-Teverola, Marcianise, Recale, Caserta.

La bellezza di prendere un treno regionale per arrivare da un capolinea all’altro è il fermarsi per pochi minuti in piccole stazioni di campagna, che di campagnolo han solo erbacce mezze morte e spesso altro non sono che spiazzi di marciapiedi tra due binari.

Non che sia qualcosa di davvero caratterizzante, e anzi il massimo del folklore locale che tu possa dire riguardo questi posti risiede in quelle 2-3 lettere grattate via dal cartello della destinazione che poi ogni fermata, raccolta mentalmente, diventa come parte di un cruciverba ancora da completare.

Puoi anche non farci attenzione, dato che in fin dei conti sono tutte uguali nella loro architettura anonima, e puoi semplicemente aspettare che il treno si fermi definitivamente, scendere, e magari non pensarci più di tanto.

Ma vien quasi difficile credere che anche il più borghese che possa leggere queste due righe non abbia almeno un paesino con meno di 20.000 abitanti in cui bene o male non abbia ricordi da spartire, importanti o meno, ma che comunque assumono una dimensione tutta loro che si situa tra il caffettino in centro e quella volta che hai dovuto riguidare dal mare per 3 ore con la schiena ustionata che si appiccicava al sedile.

La verità è che qualunque cosa spesso ti ritorna in mente  in un modo o nell’altro, ed ecco perchè io non posso restare indifferente quando il treno fa la sua breve fermata a Marcianise.

E la cosa buffa di tutto questo è che io a Marcianise non ci sono neanche mai stato.
Potremmo dire al massimo che Marcianise è stata da me.

Tutto ciò che Marcianise mi ha dato non risiede nelle numerose opere sacre sparse per il territorio, nella biblioteca di Via Vespucci o di tante altre cose che potrei dirvi tenendo aperta wikipedia. Ma in una persona.

Una persona che in un modo o nell’altro ha influito tanto nella mia vita, ma che in questo post non c’entra assolutamente niente. Circa.

Il punto è che quando ti trovi in posti che non sono parte dei tuoi abituè, che non conosci a menadito e in cui non sai districarti e in cui ogni vicoletto è uguale a un altro, il fatto che quel posto significhi tanto per te per ragioni che non implicano il conoscerlo o il sapertici orientare, gli fa assumere un aurea totalmente astratta, quasi surreale.

Ti senti parte di qualcosa senza limiti e regole, il nome di un paese diventa più uno stato della mente che qualcosa di limitato da confini, e qualunque cosa tu veda e che ti colpisca diventa motivo di indagine, perchè di fatto ti sta colpendo qualcosa di cui non sai NIENTE.

Ed è quindi per questo che non che la stazione di Marcianise abbia qualcosa di diverso da quella di Gricignano o quella di Recale, ma è stato solo e solamente lì che i 2 minuti di sosta del treno si sono allungati a dismisura.

Tutto era uguale, ma tutto era diverso, e qualunque cosa fosse davvero diversa era come sottolineata da un cerchio rosso, anche quando nell’economia della stazione non aveva la minima importanza.

Un triciclo rosa, semidistrutto e accasciato su un binario morto cattura per prima cosa la mia attenzione, e improvvisamente mi porta alla mente che non ricordo se io abbia mai effettivamente imparato ad andare in bicicletta.

Ho flash confusi, mi torna alla mente una bicicletta verde e blu sicuramente a tema di un casuale cartone animato anni ’90 con delle rotelle fissate in malo modo, che avevo quando ero piccolo, o mi torna in mente da più grande quella volta che caddi rovinosamente e mi sbucciai un alluce. Contro tutti i principi della fisica.

E alla fine un monopattino, mi tornano in mente con precisioni i giri in monopattino che facevo sotto il posto di lavoro di papà.

Da lì il nulla esplode, e il tutto si collega a quei problemi avuti con le piccole azioni della vita pratica: non ho mai imparato a fare i nodi se non quelli delle scarpe, ed a età leggermente avanzata.

Ho imparato le tabelline solo in prima superiore, e solo perchè mia madre era solito chiedermele nel tragitto verso la scuola.

Ho la patente, ma non ho mai imparato a guidare decentemente. O almeno in un modo virilmente accettabile. Perchè per una legge della strada non scritta, è inutile guidare se devi guidare a cazzo moscio.

E in generale poi potrei anche continuare a pensare e ripensare e tergipensare a tanto e tanto altro, ma ciò che mi ferma a un certo punto è il ridicolo presupposto da cui tutto questo è partito.

Un rottame gettato lì perchè probabilmente il cestello dell’indifferenziata o era lontano o era fin troppo pieno di altra roba a caso. Un po’ come la mia testa pochi secondi prima.

E cerco di sdrammatizzare, e la prima cosa che mi viene in mente è che -nise e Nietzsche suonano  quasi uguali. E che il paragone coi grandi pensatori del ‘900 magari dà una dignità più aristocratica a questo buco di culo dimenticato dal mondo.

E se è anche vero che nulla fa ridere te e solo te come i riferimenti culturali buttati in pasto ai pesci, è anche vero che avrei potuto pensare a MarciaNizza, e farla diventare un alternativa località turistica francese.

O MarciaNice, che sarebbe stato anche un valido sostituto di I AMsterdam e forse avrebbe reso Caserta la nuova patria della droga dei musei di Van Gogh.

Ma ho pensato a Nietzsche. E l’ho fatto perchè l’unica cosa che mi è rimasta di lei, della mia Marcianise, è una copia di “Al Di Là Del Bene E Del Male” che ha lasciato qui, con le sue sottolineature.

E mi rendo conto che è tutto un circolo vizioso, che ogni cosa rimanda a qualcos’altro e che semplicemente l’asettico non attecchisce mai se la catarsi non è stata compiuta.

Che se devi pensare a qualcosa ci pensi, al di là di tutto, che nulla è davvero sterile e tutto è un motivo per la tua mente di pensare ad altro se è necessaria per sè stessa che lo faccia.

E intanto sento che tutto ciò non è stato inutile, e che il vortice di suggestioni che mi ha accompagnato sono solo incentivi a ulteriori passi avanti.

Il treno riparte, e Marcianise adesso scorre dietro di me.

E tra il treno e i miei pensieri, non so cosa mi allontani più veloce da lei.

20160722_075521

-Notta.

 

 

 

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