Camaleonti su sfondo verde.

Una cosa che sto lentamente imparando grazie al blog è che lo scrivere in casa mi annoia.

…E giuro, non vi so davvero dire il perché.

Sarà che per quello che scrivo ho il costante bisogno di osservare, o per un bizzarro daimon greco che nel mio caso si palesa sotto le già citate forme di un anonimo cricetino nella sua ruota…non lo so.

Fatto sta che mi stupisce sempre come possa guardare alla fine gli stessi posti in modi sempre diversi, a patto che questi però sian fuori dalla pareti verdi checca della mia stanza.

(…che nei primi anni 2000 erano fighe… per un bambino…ve lo sto giurando…)

E così esco.

E gli stessi posti sono magicamente sempre più vari, e come ho già detto non so affatto spiegarvi il perché, sul serio.

So benissimo che a Bagnoli troverò i 5-6 porticati bui con in allegato croccanti giovincelli a farsi le canne al gusto di limone (a caso), o che a Piazza Dante potrò arrivare a 100 rbll alterntv semplicemente sbattendo le ciglia ma…tutto ciò continua davvero a stupirmi.

E darmi ispirazione. E stupirmi. E darmi stupefazione. E ispirirmi. E…insomma, quelle robe lì più “darmi stupefacenti” data la frequenza sempre più alta di bellissimi neologismi nei miei post.

Anyway, se dovessi star a crogiolarmi nei dubbi qui si continuerebbe in un’ infinita e alquanto intrippante serie di mumble mumble mumble quindi…proviamo ad avanzare risposte, no?

Se per esempio tutto ciò fosse frutto di una strana sensazione? Quella sensazione.

Quella lì, quella che ci prende senza che ce ne accorgiamo, e che ci fa sembrare  di trovarci dovunque andiamo  in un luogo con una sua identità ad affascinarci.

O, se non,  almeno in un non-luogo, dove ad agire su di noi è invece il carattere universale di quel posto, il suo essere utile universalmente a qualcosa.

…non capite cosa io stia dicendo vero?

Non preoccupatevi.

Da bravo studentello di scienze umane ci pensa il vostro blogghier preferito a scogliere la matassa, che dalle precedenti allusioni mi sento di chiarire che non sia droga solubile ma un semplice modo di dire scherzoso e simpatico.

Ora andrò avanti ma prima ridete. Ridete. AHAHAHAHAHA. Ok, proseguiamo.

Negli anni ’80 dove tutto era EHI OH LET’S GO! un tizio francese di nome Marc Augè disse una robetta. Una bella robetta.

Per farla breve su qualcosa che breve non è, Cicciotizio divise gli spazi umani in luoghi e non-luoghi.

I luoghi erano quelli dove il rapporto umano proliferava e dava un valore al luogo stesso… pensate a una comune piazza, o un bar insomma.

Al contrario, i non-luoghi comprendono tutti quei posti troppo freddi e asettici per farsi toccare dall’ uman sentire.

Supermercati, fast food, vagoni del tram o del treno sono ad esempio non-luoghi, come un po’ tutti quegli spazi che occupiamo spesso in religioso silenzio, squadrando con paura chi ci fissa o pensiamo ci stia fissando.

Potremmo dire, e fatemi inserire qui un paragone totalmente stupido e inappropriato che fa un botto tendenza, che i non-luoghi sono un po’ come quella persona che vedi tutti i giorni e che ti sta profondamente sul cazzo, ma che nell’etica della tua giornata è indispensabile tu veda.

O il mondo finirebbe e sarebbe colpa tua. Stronzo.

E qui snoccioliamo un po’ il difetto principale di sto cazzo di non-luoghi: quanto sopra.

I non-luoghi mancano del minimo contatto umano, purtroppo, ed è quindi incredibile (ma anche tremendamente ovvio) che chiunque li condivida con noi ci faccia non dico paura ma…un certo timore, si.

Ci dà quasi fastidio quando una persona si siede affianco a noi in metro, ad esempio. Tanto per dire una.

E di riflesso invece, fateci caso, sbuca fuori un altro bell’interrogativo: perchè se invece attiriamo l’attenzione di un completo sconosciuto a una festa questo viene accolto da noi benevolmente, quasi ci attendessimo che lo facesse?

Anche qui, la risposta è ovvia. Siam geneticamente portati a dare alle persone che conosciamo un po’ del luogo in cui le abbiamo viste, a plasmare una parte del loro carattere pensando a quel luogo.

Che di per sè se ci pensate è tanto una stronzata, dato che non siamo mele che non possono cadere lontane dall’albero ma esseri capaci di spostarsi dovunque vogliano, ma la mente umana ne concepisce di stranezze quindi insomma, inutile soffermarcisi.

Anche perché qui dar il merito la colpa alla genetica non basta. Ma voi ci pensate mai a quanto questo meccanismo ci limiti in fondo? Tanto.

Talmente tanto che sono sicuro che se la medesima “personaconosciutaallafesta” ci apparisse con il medesimo approccio in un freddo e asettico vagone del tram, i nostri occhi non si sposterebbero di un millimetro dallo schermo del nostro cellulare.

Anche con Whatsapp in down. Si.

Ma tutto questo, PERCHE’? Un altro perchè, l’ennesimo. E vi sarete anche stufati.

Ma mi fa quasi vergogna arrivare al punto. Perchè forse, in un certo senso, rappresenta un mio fallimento.

Ho già parlato di come sia bello farsi suggestionare da un perfetto estraneo ne “I Capelli Rossi Sbiaditi E Un Gattino Tra Le Poppe”.

Tolto il fatto che lo dovete dà legge sennò via da qui ma sono magnanimo e, riassumendo, in quel post cercavo di farvi capire come non ci sia nulla da vergognarsi ad “innamorarsi” di una persona vista per qualche secondo in strada.

Che sia assolutamente normale fantasticare su come sia la sua vita, su come si chiami, su come sarebbe se fosse amico/a tua. Assolutamente nulla.

Ma quando scrissi quel post non avevo ancora notato che questo fenomeno, stranamente, è più presente nei non-luoghi di quanto non si immagini.

I non-luoghi sono infatti per noi la morte dell’ agire e il proliferare del PENSARE di agire.

Abbiamo troppa paura di buttarci in qualcuno completamente, dal nulla, senza che il luogo ci dia una qualche minima informazione su di lui. E odiamo i non-luoghi perché nulla ci danno se non continui salti nel vuoto.

Sommando poi a tutto ciò la paura che spesso ci limita verso l’altro di non essere accettati o peggio compresi, il ritratto che ne esce fuori è la fiera del paradosso con consumazione gratuita di salsicce fritte nel lardo di maiale all’ingresso e ambulanza espresso all’uscita.

…voi li ritenete davvero necessari questi intermezzi nel goliardico e nel comico? A volte mica stonano un po’ troppo? Si lo fanno. Però sono belli quindi li lascio.

Tirando le somme possiamo quindi dire che nei luoghi siamo portati a esporci con gli altri, ma una nostra paura quasi inconscia ci fa perdere spesso una parte della persona che stiamo conoscendo a favore del luogo in cui la conosciamo, mentre nei non-luoghi, dove questo fenomeno è di per sè impraticabile, siamo invece “terrorizzati” da comunque condivida con noi il raggio di pochi metri.

Wow. Non abbiamo quindi forse la minima possibilità di conoscere l’altro al 100%? Siamo destinati a rimanere nascosti agli altri anche se ci esponiamo più di quello che possiamo, offuscati magari solo da due cazzo di alberelli sullo sfondo?

Vorrei potervi rispondere. Davvero.

Ma qui, tra le pareti verdi checca della mia stanza, tutto ciò che posso fare è sentirmi io stesso vittima del sadico giochino dei luoghi.

E, testardo, continuare a pensarci.

-Notta.

 

 

10 thoughts on “Camaleonti su sfondo verde.

  1. Io sono socievole e profondamente asociale.
    Per me sono tutti “luoghi”. Io sono quella che attacca bottone con lo sconosciuto in treno, che ci parla per ore e neppure si presenta (non mi hanno ancora mandato a fanculo, giuro, sto simpatica, qualcuno mi ha anche lasciato il numero), quella che si avvicina se la vecchietta al supermercato non arriva allo scaffale, o cose simili.
    Pensa che dato che esco sempre da sola-viva gli amici che non ho, e no, non è una cosa triste son scelte di vita- e soffrendo la solitudine mi trovo compagnia ovunque, o comunque qualcosa che ha a che fare con gli altri. Tipo fermo le persone e dico “mi fai una faccia buffa?” e gli scatto una foto.
    Mi faccio passare per fotografa, oppure per sociologa che fa un esperimento sociale, insomma un po’ di tutto.
    Io mi diverto molto nella vita a fare la squinternata, forse per questo per me sono tutti luoghi.

    1. …con te verrebbe tipo un Diario Dai Bordi tra i più fighi tipo, io la butto lì eh ahah ahaha
      Comunque, ribenvenuta sullo sfondo nero preferito dagli italiani (circa), mi fa piacere la tua visita 😀
      …e i commenti sopratutto, questi sconosciuti e che a sto punto dovrei iniziare a usare anche io, e non dirti qui che l’ultimo post che hai postato tu era wow ma talmente wow che “cazzo commento? Posso dire solo wow? No” quindi lo dico qui che sembra meno brutto e apposto.
      Flusso di coscienza joyceiano a parte con Joyce che si rivolta nella tomba per l’uso della punteggiatura, beh….beata te, credo di capisca che anche per me sarebbe tanto figo fosse così ahaha
      Solo che timido ci nasco e timido ci muoio, chi nasce quadrato non muore tondo e sopratutto non esistono le mezze stagioni, sopratutto se provi a cercare stag sul dizionario.
      Che poi da cosa venga…boh…cioè si so da cosa viene ma manco qui a fare la tiritera diciamo che aveva sue ragioni che ora DOVREBBERO essere cadute, e dovrei liberarmene e…ci riuscirò?
      Forse? Si? Esistono corsi per sta cosa? Si ma solo a Milano e Roma quindi sono fuori scala, e chissà quanto costano quindi forget about that.
      Ma quanto sto dilagando però? In sintesi, sintetizzando, all’estremo…insegnami un po’ a farlo anche a me ahah

      1. Io sono definibile timida sai?
        Infatti arrossisco ai complimenti, balbetto se mi trovo in presenza di qualcuno che mi piace, fuggo come una capretta impazzit dalle cose sentimentali perché: sono timida.
        Però, con gli anni, e una buona dose di brutte esperienze tra cui una quasi mortale ho capito che siamo tutti umani, tutti uguali e magicamente non mi sono sentita più in soggezione. Forse perché ormai pratico una sorta di distacco emotivo e quindi per me è come… non sono sicura d spiegarlo bene, diciamo solo che mi butto, come va va, che se va male chissene. Questo è quello che penso, se mi manderanno a quel paese ok, se non lo faranno ancora meglio. Però ho notato che se mi piace qualcuno torno la bimba timida che mi porto dentro e faccio figure di merda come se nulla fosse.

      2. Non mi spiego bene io facendo i post non vedo perchè tu debba farlo commentando…tranquilissima ahah
        Comunque io invece so accettare tutto ecc ecc ma ho proprio paura del rapporto con gli estranei, che forse sarà anche una cosa che me li costruisco così dettagliatamente in testa che ho paura deludano le mie aspettative? Boh.
        Comunque penso di aver capito…e forse è una cosa su cui dovrei far leva anche io.
        …sperando magari di non trovare il mio nome in un bagno del Caracas con su scritto “Davanti 20 Dietro 50”, anche perchè penso di valere un po’ di più…forse.

      3. Mi hai stesa con l’ultima frase!
        Sul deludere le aspettative ti do ragione. Però… certe volte sono salti da fare, il mondo così è più bello 🙂

      4. Se lo dice l’equilibrio di una mente squilibrata puoi mica non crederci? Proprio no! 🙂

      5. Ottima risposta, magari, quando ci sarà bel tempo, ci incroceremo a Napoli mentre tu cerchi ispirazione per il blog e io per un romanzo.

      6. Quando vuole milady, sempre pronto a incontrare persone baelle, data la limitata disponibilità per metro quadrato in questo determinato periodo storico geopolitico ma sopratutto antani 🙂

      7. Tu non sai quante idee ho da sviluppare…e che non sviluppo perchè boh, troppo perfezionismo nella mia vita, e D’Annunzio mi sta pure sulle palle, dico io, sindrome di Stoccolma a livelli inarrivabili proprio!
        Comunque sicuramente verso metà marzo qualcosa esce…poco ma sicuro 😉

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