Il 15 è sempre stato il mio numero preferito.

First of all, buone feste. Direi, ma giusto per iniziare.

Che io parlo di “iniziare”, e ok, ma iniziare parlando del finire (dell’ anno, si intende) è…piuttosto paradossale e fuori dal concetto spazio/tempo, direi.

Cercherò comunque di tradurre gli strani simboli che in uno dei possibili futuri del genere umano questo paradosso va generando a sostituzione della scrittura in qualcosa di umanamente concepibile almeno dal punto di vista della lettura, perchè so che, nella comprensione, i miei pensieri presentano qualche difficoltà alle vostre fragili menti.

Penso che sia a causa della mia estromissione dalla vostra linea temporal…Fringe, get out of my mind.

Ok, ricomponendomi a livello molecolare…di cosa voglio veramente parlarvi con questo post?

Andavo alle elementari quando sono entrato in contatto per la prima volta col numero 15.

O col 5, per meglio dire.

Non so come siano state le vostre scuole elementari ma le mie…fighe. Si.

La mia era una scuola privata, nulla che venisse gestito dalle suore o simili, e non penso che differisse per nulla da una normale scuola pubblica se non che si usciva alle…indovinate un po’?

Quattro e mezza.

…Proprio. No, naturalmente al numero magico.

Proprio il numero che vi si visualizzerebbe nella testa se contaste il numero di occhi coinvolti nel dialogo tra Ulisse e Polifemo.

Che sembrano 3 ma ci siete anche voi presenti quindi vi giuro che sono 5. …Giuro che potete assistere alla scena, non altererete per nulla il continuum spazio-temp…FRRRRRRIIIIIIIIIINGEEEEE.

Tornando a noi, la mia classe delle elementari era meravigliosa. Davvero tanto.

Non so se lo fosse davvero o il passaggio medie/superiori (di quest’ultima ben 2 classi diverse) abbia leggermente compromesso la parola “classe” nella mia testa rendendola vicina a “merda”, probabilmente per la presenza della doppia T.

(Che comunque non c’è in entrambe le parole ma l’importante e rendere il concetto, no? …Eh.)

L’ unica cosa che so è che non riesco a isolare nulla di veramente brutto quando penso a quei giorni.

Riesco invece solo a pensare a quanto fosse dolce la nostra maestra, alla comodità di ogni classe di avere un armadietto in cui posare quaderni e libri e tornare a casa senza pesi sulle spalle, al tempo passato in cortile. Quanto tempo passato in cortile.

Le lezioni finivano alle 2, e ciò che ci faceva restare lì fino alle 5 del pomeriggio era lui e solo lui.

Pochi metri di erba e giostre, divisi in due da una linea di ghiaia,di quella che ti fa male se ci cadi sopra, e che naturalmente noi usavamo per farci le gare di corsa. Mai vinta una.

O meglio, una si. Contro una ragazza.

E non so se siete d’accordo ma meglio giustificarsi con la sfortuna che con l’incapacità quindi…MAI VINTA UNA.

Quindi insomma tante cose belle ma, per farla breve… credo possiate capire da come ve ne parlo cosa siano significati per me quei giorni.

In ogni singolo frammento che riesca a ricordare ero felice di una felicità che non mi è più arrivata.

Sarà perchè siamo bambini, sarà perchè non siamo ancora in grado di percepire tutto il marcio o sarà perchè semplicemente dopo le medie ci mandiamo tutti un po’ tanto a fanculo, ma ancora oggi ho il serio bisogno di ricordare quei giorni per non crollare.

E…non posso farci niente, mi torna sempre quell’orario, come prima cosa. 5. In punto.

Solo che il 5 è troppo prossimo allo 0 per simboleggiarli al meglio e…ho pensato che aggiungerci un numero non avrebbe guastato. Ed ecco il 15. E non il 55, che mi sà tanto di un 69 alieno o di qualche strana posizione tantrica.

Non che mi dispiaccia accostare un po’ di sesso alla cosa ma…anzi no, mi dispiacerebbe alquanto la passionalità degli istinti a braccetto con la freddezza dei numeri, si.

E quindi, 2015. Due zero uno cinque. Duemila e 15. Ebbene si.

C’è il mio numero lì in mezzo. Ed è lecito che mi sia covato della aspettative,direte voi.

Beh, che voi ci crediate o no,ho ben più di semplici e scontate aspettative, ma nessuna di questa scaturisce da un semplice numerino che, per quanto sia importante per me, estraneo resta dal corso degli eventi.

Eventi che in quest’anno che mi sto accingendo a salutare si sono susseguiti uno dopo l’altro con lo scopo di abbattere tutto ciò in cui ho sempre creduto in questi 19 anni.

Ho visto passare via da me progressivamente la voglia di ammirare la gente e di innamorarsi dell’immagine che riuscivo a dare a un semplice passante, per un breve periodo, lo stesso che lego alla perdita di una persona a me cara.

Ciò mi ha anche allontanato dal blog a tempi alterni, impedendomi quasi di scrivere e stroncando sul nascere (per ora) idee di cui andavo fiero.

Sono passato dalla serena rassegnazione convalidata dal fancazzismo a un pessimismo cupo e forse esagerato.

Ma sono ancora qui, nonostante tutto.

Perchè poche cose danno un senso alle tue giornate come gli incontri casuali che ti lasciano qualcosa o semplicemente la tua passione, come un fuoco a cui continui a gettare legna in una cella frigorifera.

…che non penso esista, in nessuna cella frigorifera ma le frasi a effetto piacciono a tutti quindi shut up.

E va anche bene che la giustifichi così, perchè non mi piaceva la persona che stavo diventando.

Non mi piaceva questo eccessivo didascalismo, questo eccessivo rigore che davo alle mie parole solo per il fatto che lo stare così di merda mi dava la consapevolezza di come andasse la vita.

No Vincenzo, la verità è che tu non sai davvero un cazzo.

E se ogni volta, quando ti trovi a parlare di qualcosa, non puoi farne a meno di trattarla con leggerezza e humorandoci  sopra (neologismi vietati dalla vita) anche blacckamente (…appunto) è perchè ne sei sempre stato consapevole.

Prima che uscissi di testa solo per una stronzetta che probabilmente forse perchè no ha le idee più confuse di te. Chissà.

Al momento, amici miei, so solo che sicuro non le augurerò buon 2015. A lei come a tanti altri a cui speravo di poterlo fare.

Perchè questo è il mio anno. E voglio illudermi, voglio tanto illudermi, ma riavrò la felicità che mi è stata tolta.

Che forse non sarà mai quella pura, semplice e senza limiti che provavo alle elementari, vero.

Ma mi dispiace compagni miei, devo lasciarvi andare.

E’ tempo di rifare le cose da capo.

-Notta.

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