L’ estasi estiva che se stessi estranea.

Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.
Trentatré trentini entrarono a Trento, tutti e trentatré trotterellando.
Dietro quel palazzo c’è un povero cane pazzo; date un pezzo di pane a quel povero pazzo cane.

L’ estasi estiva che sè stessi estranea.

…Non suona poi benissimo per essere uno scioglilingua, no?

Infatti non lo è, se questo stavate pensando.

Uno scioglilingua di solito dovrebbe risultare come una cantilena quasi disinteressata, che prende tutto alla leggera.

Nella logica dello scioglilingua un povero animale schiacciato a morte, una mandria di ubriachi saltellanti che invadono le porte della città o una povera entità canina che rischia di sbranarvi se cercate di aiutarla sono solo fatterelli che noi declariamo senza neanche afferrare bene ciò che significhino.

E, nonostante  “L’ estasi estiva che se stessi estranea.” condivida con gli scioglilingua questo aspetto di passare quasi come inconscio, non fa appunto parte di essi.

E allora cosa sarà mai questa bieca e stramba espressione dalle tante S?

Io la vedo come un mantra. Un qualcosa che noi ci ripetiamo all’infinito, più e più volte nella nostra testa, finchè essa non ci entra completamente e possiamo quindi correre il rischio di usarla senza pensare effettivamente a cosa stiamo dicendo.

Al contrario dello scioglilingua, che nulla dice della nostra vita, i nostri mantra, i nostri concetti innati designano sempre parte delle persona che siamo.

“…Ma di che diamine stai parlando?”

…Ok si avete ragione, la sto tirando troppo per le lunghe.

Ma volete mettere la bellezza di un inizio così maestoso ed eclettico e sperimentale e…

Fuorviante. …Si ok, la parola giusta è fuorviante.

Ok, andiamo al punto, mia colpa mia colpa mia grandissima colpa.

Ben poco infatti mi preme parlarvi di sottigliezze tra significato e significante, o di donarvi un comodo diploma per corrispondenza da logopedista.

Ciò che questo post si prefigge è di parlare di codesto questo e quello periodo annuario in cui siamo in questo momento sommersi: L’ Estate.

 “Ma cosa avrai mai da dire sull’ estate? Fa caldo, ci si diverte… ci sono le vacanze, il mare, il sole, le orgie nelle palestre di periferia alle 4 di mattina” (true story)

Tutto vero ma anche tutto dannatamente stereotipato e superficiale.

Bisogna andare più a fondo. Bisogna analizzare sempre le cose a livelli più complessi.

Smontare e rimontare qualsiasi concetto che non sentiamo completamente nostro e infarcirlo di pensieri, e pensieri, e altri pensieri in modo che nostro lo diventi.

E quindi facciamolo. E con cosa inziare se non con…

“Il Divertimeeeeeeeeeeeeeeeeento” (recitare con voce profonda e flemmatica.)

Non so perchè ma mi ha sempre affascinato come la ricerca spasmodica ed ossessiva del divertimento ad ogni costo nei mesi estivi si quadruplichi fino a limiti (in)umani.

Sia ben chiaro, non ho niente contro tutto c..

No, non è vero, ho talmente tante di quelle bestemmie da mandar giù i santi. Con conseguenti altarini. Una lunga partita a Space Invaders.

Io navicella che demolisce gli altarini, per evolvere al prossimo livello. E nessuno che mi caga perchè ho una pessima grafica. La storia della mia vita, circa.

Ma apparte questi paragoni da figlio degli anni ’80 che non sono, in Estate c’è veramente una preoccupante alienazione dai ritmi della vita stessa.

Qualunque sensazione o azione inizia incredibilmente a virare sempre verso la ricerca del solo puro e semplice sregolato divertimento. Se non è questo che porti, sei fuori. Se invece ne hai una bella scorta sotto l’impermeabile, sganciala fuori che ti compro tutto. E fanculo la pula.

Ed è così che, senza neanche accorgercene, entriamo alla mercè di Messer Svago, che ci fissa da lontano e ci guarda succhiare i più differenti cazzi per adeguato compenso. Il nostro pappone e noi le sue puttane. Eppure alla fine della pacchia, dovremmo ormai sapere a chi vanno i soldi e a chi vanno le botte..

Ma perchè succede questo? Eh, bella domanda. Prendiamocela con calma.

Avete mai fatto caso a come le persone che dicono di adorare alla follia tutte le cose che fanno in Estate si scordano di loro appena finiscono i magici 3 mesi dell’ abbaglio?

Nel senso… perchè tutto questo amore per il mare? Tutti a fare filosofia da 2 soldi sul sole che scotta, sul movimento delle onde, sulla bellezza dei tramonti, per poi lasciare che l’ Inverno renda vuoto il loro amato luogo di culto.

Tutti a sacrificare le giornate alla Vida Loca, nottate intere nei posti più da sballo e svegli fino all’ alba nelle viscere più recondite della propria città. Le stesse città che alla fine dei sopracitati si ritrovano le strade invase solo nei fine settimane, e con neanche la metà di quell’ affluenza.

Tutto questo è forse sbagliato? Ma assolutamente no, facce di merda.

La stranezza sta proprio nella personalità multipla e schizoide di questa nostra estasi.

Se ci fa stare talmente bene, se ci fa sentire così vivi, allora perchè appena tutto ciò finisce non c’è mai un vero tentativo concreto di rendere tutto questo per sempre?

Senso di responsabilità? Accettazione della realtà? Le stesse cose che mandiamo a farsi benedire quando qualcosa ci interessa davvero, quindi no, proprio no.

Forse la verità è che lo facciamo perchè così abbiam sempre fatto e basta. Che ciò ci piaccia o non ci piaccia, ci hanno insegnato a vederla così.Ci hanno insegnato il rapporto al divertirsi come un contratto con le clausole scritte in piccolo. Ci han sempre mostrato il divertimento attraverso le più disperate immagini, ma non ci hanno mai spronato a cercarcelo da soli.

Ci siamo stati buttati dentro e basta. E lo abbiamo accettato.

E da allora in poi, nel momento in cui la libertà estiva ce lo concede, noi gli diamo libero sfogo e lo esasperiamo oltre ogni limite scordandoci del resto, perchè nessuno dice di essere il migliore come chi sà di non esserci mai stato tagliato.

…o forse no.

Forse i miei sono solo i vaneggiamenti di qualcuno che ha sempre vissuto l’ Estate con lunghe passeggiate solitarie che duravano una giornata. Passeggiate che erano come una grande finestra sul mondo, che mi mostravano ogni giorno quanto si possa imparare e conoscere di sè dalla semplice osservazione degli altri. Estati che mi hanno lasciato sempre qualcosa che non scorderò mai.

E invece, di queste Estati mondane, cosa mai rimarrà? La tintarella, e forse neanche.

Perchè, per alcuni che non sanno prenderla, a volte l’ Estate è semplicemente la stagione più fredda dell ‘anno.

-Notta
(e grazie a Andy per la revisione. Forse tieni a tutto questo più di quanto ci tenga io.)

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