Marcianietzsche, o come dal nulla si tiri fuori tutto.

Aversa, Gricignano-Teverola, Marcianise, Recale, Caserta.

La bellezza di prendere un treno regionale per arrivare da un capolinea all’altro è il fermarsi per pochi minuti in piccole stazioni di campagna, che di campagnolo han solo erbacce mezze morte e spesso altro non sono che spiazzi di marciapiedi tra due binari.

Non che sia qualcosa di davvero caratterizzante, e anzi il massimo del folklore locale che tu possa dire riguardo questi posti risiede in quelle 2-3 lettere grattate via dal cartello della destinazione che poi ogni fermata, raccolta mentalmente, diventa come parte di un cruciverba ancora da completare.
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Settevventi.

Conservo due biglietti, andata e ritorno, in bella vista sul mio comodino.

Son di quelli piccoli e bianchi, quelli che non fai alle stazioni centrali ma a quelle regionali o comunque periferiche, quelli che son così minuscoli che quando li vai a timbrare hai quasi paura che la macchinetta se li mangi.

O almeno a un fuorisede che prende quella leppa chilometrica di biglietto che è Roma Termini-Napoli Centrale così possono sembrare.

Tuttavia, non so perchè li conservo.

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Il punto zero.

Sono tornato.

E non fraintendetemi, non pretendo di dirlo così a caso e evitarmi la vostra seguente scarica di pomodori, scarpe, accette, rifiuti (LA GAG) e quanto voi riteniate opportuno lanciarmi addosso per un’assenza così prolungata.

Il fatto è che…sono tornato solo ora perchè effettivamente solo ora potevo tornare.

Perchè invero, miei cari vecchi amici ormai con la barba sfatta di 2-3 mesi e la puzza di muschio tutt’intorno, per quanto siano successe tante, tante, troppe di quelle cose di cui avrei potuto raccontarvi per spiegarvi come sempre il meaning of life, la mia voglia di prendere ciò che mi succede e convertirlo all’universale per le vostre menti assetate mancava, era completamente assente.

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Camaleonti su sfondo verde.

Una cosa che sto lentamente imparando grazie al blog è che lo scrivere in casa mi annoia.

…E giuro, non vi so davvero dire il perché.

Sarà che per quello che scrivo ho il costante bisogno di osservare, o per un bizzarro daimon greco che nel mio caso si palesa sotto le già citate forme di un anonimo cricetino nella sua ruota…non lo so.

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Diario Dai Bordi #1 – San Valentino 2015 Pt. 2

(ALT. Questa è la seconda parte di un altro post.
Dubito che tu possa capirci qualcosa se non leggi prima qui.
Nel caso ci riuscissi comunque, dimmelo e provvederò a darti un biscottino.)

La metro di Napoli è una manna dal cielo.

Potete dire quello che volete su quanto facciano schifo i trasporti al Sud, ma la Linea 1 della metropolitana è veramente sempre puntuale e presente.

Oltre che in alcuni casi, come per la metro di Toledo, anche parecchio parecchio figa da guardare.

Ed è così che l’ora di attesa che mi è costata Via Napoli-Piazza Dante si trasforma nei più sopportabili 20 minuti di Piazza Dante-Vanvitelli.

Arrivo lì e mi concedo un momento di distrazione, un’ occhiata all’orologio. Sono le 2 e mezza.

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Diario Dai Bordi #1 – San Valentino 2015 Pt. 1

Cosa è Diario Dai Bordi? Facciamola breve.

Diario Dai Bordi è una rubrica che ho in mente da secoli. E ho sempre rimandato perchè fondamentalmente sono stupido, o perchè i motivi sono intuibili negli altri post comunque.

Diario Dai Bordi per me è talmente importante che non mi va di farvi il solito riquadrino in corsivo a destra, ma ve lo spiego, qui, per esteso.

Diario Dai Bordi è osservazione. Diario Dai Bordi è quando ti fermi per strada e guardi la gente, e la fotografi per quel determinato secondo che la hai vista.

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Il 15 è sempre stato il mio numero preferito.

First of all, buone feste. Direi, ma giusto per iniziare.

Che io parlo di “iniziare”, e ok, ma iniziare parlando del finire (dell’ anno, si intende) è…piuttosto paradossale e fuori dal concetto spazio/tempo, direi.

Cercherò comunque di tradurre gli strani simboli che in uno dei possibili futuri del genere umano questo paradosso va generando a sostituzione della scrittura in qualcosa di umanamente concepibile almeno dal punto di vista della lettura, perchè so che, nella comprensione, i miei pensieri presentano qualche difficoltà alle vostre fragili menti.

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